Articolo pubblicato originariamente su Feline Wood il 29 ottobre 2019
È difficile esprimersi su un album come Ghosteen, l’ultima grande opera di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds, uscito senza troppo preavviso con un messaggio dello stesso cantautore australiano verso un suo fan, nel suo personalissimo sito che è diventato un grande spazio per i propri pensieri.
«Dear Joe,
You can expect a new album next week. It is called Ghosteen. It is a double album. Part 1 comprises of eight songs. Part 2 consists of two long songs, linked by a spoken word piece.
The songs on the first album are the children. The songs on the second album are their parents. Ghosteen is a migrating spirit.
Love, Nick»
Impossibile non essere colpiti fin da subito dalla potenza emotiva che Nick ci regala attraverso i primi brani, che viaggiano sulle note leggere del pianoforte per quella che sembra essere solo calma apparente. Il cuore del disco sta, infatti, tutto nelle parole nel messaggio precedente: i bambini ricoprono il ruolo di protagonisti, mentre i loro genitori rimangono nelle retrovie a supportarli. Come non si può collegare tale amore paterno alla tragica morte di Arthur, il figlio caduto da una scogliera sotto effetto della LSD, nel lontano 2015? Non è sbagliato dire che Ghosteen sia collegato a Skeleton Tree, uscito nel 2016.

Se, ai tempi, Skeleton Tree era un viaggio verso l’abisso, oggi Ghosteen è una lenta risalita da esso, un percorso ad ostacoli pieno d’insidie e di dolore: solo rialzandosi si possono abbattere i mali che imperverseranno nel nostro animo. Le otto (più tre) tracce dell’album restituisce delle lezioni sul tema e, insieme, propongono una soluzione che sta a noi comprendere. È un rapporto tra uomo, donna e bambino: una trinità che ritroviamo sempre in questo album, soprattutto nel brano che da nome all’intera opera dove tre orsi sono impegnati a guardare la TV e il «baby bear, he has gone / To the moon in a boat, on a boat».
La figura della perdita parte con Elvis Presley in Spinning Song, dove il mito rimane nell’aria con la sua eredità musicale, quasi in uno stato di pace dell’arte. «And we’re all so sick and tired of seeing things as they are» ci dice Nick in Bright Horses, stanco di vedere il proprio figlio quando, invece, trattasi di ombre frutto di un gioco di luci e ombre. L’aspetto della speranza rimane comunque, sebbene persiste la consapevolezza che quello che è stato perso non tornerà mai più. Ed è strano ritrovarsi di colpo a Waiting For You, traccia straziante fin dai primi attimi e per la quale serve un lento recupero emotivo con le successive canzoni dell’album.

«There is nothing more valuable than beauty, they say
There is nothing more valuable than love»
Il segreto di quest’atmosfera è tutta opera di Warren Ellis, perlomeno per il sound e per il processo compositivo. Se ci fate caso, non compaiono mai chitarre, batterie o altri strumenti più “rumorosi”: questo permette di entrare in un ambiente onirico, in grado di farci viaggiare tra la realtà e il paradiso. Tutto questo ben si sposa con la voce di Nick, per un connubio soave e che ci colpisce direttamente al cuore.
La bellezza è possibile trovarla anche nel dolore, e Nick Cave lo sa bene. Proprio per questo motivo, Ghosteen è uno sguardo nel suo io interiore, ma anche nel nostro. L’amore è l’ingrediente, quello che apprendiamo dai nostri genitori che ci accompagnano fin dalla nascita.
